martedì 16 ottobre 2012
venerdì 5 ottobre 2012
Musica & Parole...
Caldo e Scuro di Francesco De Gregori
Mattia Ravioli chitarra acustica, armonica e voce.
sabato 10 marzo 2012
Josko Gravner secondo noi...
Caro Andrea la penso esattamente così...
“I miei vini capiscono benissimo chi hanno davanti. E si comportano di conseguenza. Se chi li beve è diffidente, si chiudono”. Josko Gravner è un filosofo applicato alla vite. Un contadino senza tivù, che legge molto e, quando va al ristorante, si porta il vino da casa. “Ormai è l’unico che bevo. Sono stato in California nell’87 e ho capito cosa non volevo fare nella vita. Ho sbagliato e sbagliato. Col tempo ho imparato a fare vino per me stesso. Mezzo chilo a vite, 25-30mila bottiglie l’anno quando potrebbero essere almeno il doppio. Io so che è buono: poi può piacere o no, ma riflette la mia vita”. Oslavia, due passi dal confine sloveno. Terroir di vino e guerra, un ossario con 60mila morti e i vigneti che sputano ancora proiettili e granate dalla Grande Guerra. La casa di Josko, quasi invalicabile “perché spesso chi viene qui desidera solo vedere da vicino ‘il matto’”, è tra le poche rimaste in piedi dopo il primo conflitto mondiale. Fungeva da infermeria. Josko ha occhi timidi, sguardo vigile e modi antichi. Ha rivoluzionato il mondo del vino, attingendo da biologico e biodinamico senza legarsi a nessuno. Ha seminato come un eretico troppo avanti, persino per se stesso, e il cruccio è non avere eredi. In tanti lo imitano, in pochi gli somigliano, nessuno lo eguaglia. “Il contadino è solitario per vocazione. Individualista, come lo scalatore: qualsiasi compagno ti appesantisce se vuoi arrivare alla cima. Il vino è sacrificio. L’unica evoluzione è tornare indietro”. Ovvero lavorare a scomparsa, come lo scrittore che antepone al virtuosismo il minimalismo. I vigneti coi nidi di cinciallegre, i lieviti indigeni, di barrique neanche a parlarne. “Il vino buono è come l’acqua pulita, va cercato alla sorgente e non alla foce”. Unica deroga, lo zolfo: “L’uomo lo usa da 2000 anni. Ho provato, ma non ci si può rinunciare. Il naturale processo di evoluzione dell’uva non è il vino ma l’aceto: la solforosa, in piccole dosi, lo modifica”. Il sancta sanctorum di Gravner, utopista radicale frainteso per burbero, è una cantina disadorna dove tutto ha la sua funzione (anche le ragnatele), che si sublima nella cripta delle anfore. Quaranta, di terracotta, interrate. Sembrano gli involucri di Cocoon: generatori di vita che – al contrario del film – incentivano l’invecchiamento. “Anatolia, Mesopotamia, Caucaso: il vino è nato lì. E nell’antichità si usavano le anfore. Il recipiente che permette di non perdere contatto con la terra. Le faccio costruire nel Caucaso dal 2001: le mie annate precedenti non mi somigliano”. L’anfora è l’utero. “Dopo nove mesi, e adesso un anno, il vino deve nascere. Come un bambino. La botte grande rappresenta la successiva educazione”. I vini, che Josko si premura di far degustare in ciotole di vetro che esasperino la percezione tattile, non vanno sul mercato prima di 7 anni. “Un numero magico, il periodo lungo il quale l’uomo sostituisce tutte le proprie cellule”. Più di qualsiasi altro esponente dei “vini veri” o “naturali”, Gravner insegue un’idea ancestrale di enologia. Produce vino come una opera d’arte spontanea che, suo malgrado, per reiterarsi ha bisogno dell’uomo. L’annata botritizzata 2008, impreziosita dalla muffa nobile, non verrà mai venduta. Riposa in una botte. “E’ l’ultima vendemmia fatta con mio figlio Miha”. Scomparso nel 2009 in un incidente. Josko ne parla con rispetto immacolato, come una guida immanente che veglia discreta sul viaggio a ritroso del padre. La lunga macerazione a cui sono sottoposti i bianchi, inevitabilmente celebri, li rende antitetici al gusto omologato. A partire dalla Ribolla Gialla (30 euro più Iva in enoteca). Persistente, dotata di tannino e struttura. Stupefacente sin dal colore. L’anfora ne esaspera la “stranezza”. Può spiazzare. Eppure, in questo cavaliere solitario di un’Apocalisse morbida, che scorteccia credenze e finzioni, c’è un rigore che scuote. Un candore che ammalia. E una diversità così ostinatamente inseguita, da apparire miracolosamente salva.
(Il Fatto Quotidiano, 4 marzo 2012. Uno degli incontri più intensi e teneri del mio peregrinare. Avrei potuto scrivere molto di più, ma certe cose mi piace tenerle tutte per me)
domenica 22 gennaio 2012
Il coraggio di saper scegliere il bene...
"...Quante belle persone ho incontrato nel percorso della Vita, ognuna mi ha stupito a modo suo, ognuna mi ha lasciato qualcosa, ognuna mi ha chiesto sincerità, ognuna non pretendeva qualcosa, qualcuna si, ognuna stupiva me stesso, ognuna restava incredula ai miei gesti, alcuni restavano di stucco al pensiero della mia pazzia, ognuna accettava me stesso per quello che ero, ognuna sputava sentenza per ciò che fossi agl' occhi degl' altri;
tutte quante però sono all'interno del mio cuore, e saprei riconoscerle anche fra cent'anni..."
Mattia Ravioli
martedì 6 settembre 2011
Quando un qualcosa va a puttane...
Siamo nel Collio goriziano e la giornata di venerdì 22 luglio sta volgendo
al termine. Sono quasi le 23, all'orizzonte nubi temporalesche annunciano
l'arrivo delle piogge che porteranno un po' di acqua preziosa per la terra e sicuramente attenueranno l'afa opprimente. Le gocce iniziano a scendere dal cielo nemmeno troppo intense, disegnando uno scenario dove regna una quiete rassicurante che però, di lì a poco, risulterà essere solo apparente. Passano pochi minuti infatti ed un'ondata di grandine inizia ad abbattersi come uno tsunami su parte delle colline di Cormons e delle frazioni limitrofe. Chicchi di ghiaccio del diametro di quasi cinque centimetri scendono numerosi a velocità impressionante, portando distruzione su tutto quello che osa mettersi dinnanzi al loro cammino. Il tempo sembra non passare più, trenta interminabili minuti che regalano alla fine un panorama degno di un campo di battaglia.
Ad avere la peggio le immense distese di vigneti che popolano le colline, 300 ettari colpiti che rappresentano quasi un sesto dell'intero territorio vitato del Collio. La grandine colpendo a macchia di leopardo, ha causato danni che in percentuale partono da un 15% ed arrivano in alcune zone al 100% dei vigneti. Un'annata che si pronosticava ottima per il perfetto decorso climatico e che fra un mese avrebbe regalato una vendemmia d'eccellenza, è stata amputata numericamente e ha creato più di qualche preoccupazione su quello che sarà il livello qualitativo delle uve.
Inutile rimarcare lo stato di disperazione dei vignaioli che si sono visti in una manciata di terribili minuti, distrutto il lavoro di un'intera annata, cosa che naturalmente avrà ripercussioni anche dal lato economico: per i casi più fortunati la produzione sarà ridotta, mentre per qualcuno diventerà quasi superfluo vendemmiare.
Ho voluto fare un sopralluogo per vedere con i miei occhi quanto accaduto e sono andato a Zegla, per sentire la voce di Damian Princic, bravo produttore dell'azienda Colle Duga, anche lui colpito dalla grandinata ma nonostante tutto sereno e non in preda a facili vittimismi.
"Questa grandinata può essere paragonabile a quella del 1985, quando nello stesso periodo dell'anno ci fu episodio analogo e devastante. Per fortuna in zona questi eventi non sono frequenti, molti produttori non sono nemmeno assicurati causa gli alti costi delle franchigie, e anch'io ho preferito fare un po' la formichina negli anni più propizi per poter affrontare con più serenità eventuali situazioni come questa. Certo inutile negare che i danni sono ingenti, ma inutile fasciarsi la testa, bisogna andare avanti e non fermarsi a piangere. Ad un mese dalla vendemmia non resta che andare in vigna e fare qualche trattamento disinfettante con prodotti rameici sperando che il tempo ci dia una mano evitando l'insorgere di condizioni climatiche propizie per i pericolosi attacchi fungini.
Farò una selezione in vigna grappolo per grappolo per eliminare le parti non sane e poi sarà la vendemmia e l'arrivo delle uve in cantina a dare il responso definitivo sui numeri possibili e sul livello qualitativo dell'annata. Io resto fiducioso e anche se ci saranno sicuramente produzioni ridotte sono speranzoso di riuscire comunque a produrre dei vini che mantengano il mio abituale standard qualitativo. Questa è anche la speranza di tutti i miei bravi colleghi della zona. Alla fine per sdrammatizzare la situazione posso finire solo con una battuta che nasconde una buona parte di verità: l'importante è la salute, tutto il resto si risolve."
Questa volta ha colpito il Collio ma la grandine è un flagello che si presenta, senza premurarsi di annunciare il suo arrivo, in molte zone dello stivale provocando danni ingenti da Nord a Sud. E' un fenomeno, associato ai temporali, che colpisce a macchia di leopardo ed è difficilmente prevedibile, infatti non è possibile stabilire a priori se, dove e quando grandinerà, ma solo ipotizzare l'esistenza di condizioni favorevoli al verificarsi del fenomeno. La previsione a brevissima scadenza, detta nowcasting, è in grado di fornirci qualche informazione in più grazie alle immagini dei radar meteo, queste però ci consentono una previsione dell'ordine di poche decine di minuti, quindi non risultano essere di grande utilità. Si può solo cercare di restare allertati quando si verificano le situazioni propizie ad elevata attività temporalesca, nelle quali la probabilità di formazione di grandine è maggiore, però le possibilità di intervento preventivo sono pressoché nulle.
Una grandinata, a parità di intensità e di tempo, produce danni diversi in funzione del periodo in cui avviene l'evento. Se, per esempio, si verifica durante l'allegagione, l'acino, che si trova in fase di divisione cellulare, può cicatrizzare la ferita; mentre se avviene durante l'invaiatura, in fase di distensione cellulare, i danni sono più gravi perché l'acino non cicatrizza più. Inoltre, poiché le ferite non si rimarginano, aumenta la possibilità di attacco da parte della muffa grigia e del marciume.
In funzione della fase in cui si trova il vigneto e dei danni subiti è necessario operare in maniera diversa. Prima bisogna valutare i trattamenti che eventualmente necessitano contro muffa grigia, marciumi e similari, che attaccano attraverso le ferite, poi agire contro il pericolo di oidio e peronospora che attaccano la nascente vegetazione. Successivamente si valutano eventuali interventi di potatura sul legno e di cimatura e scacchiatura sul verde. Per ultimo bisogna vedere se sono necessarie concimazioni aggiuntive per ripristinare le sostanze nutritive che la vite consuma in più per sostituire la vegetazione danneggiata.
La grandine è un problema serio perché rischia di mettere in ginocchio aziende intere che oltre a perdere la produzione dell'annata possono veder compromessa anche quella a venire. I rimedi sono pochi e a volte molto costosi. L'uso delle reti può essere una soluzione in quelle zone altamente esposte ai pericoli che cadono dal cielo, ma per quelle realtà dove il fenomeno non è abituale diventa una spesa eccessiva da sostenere. Si può scegliere di fare una polizza assicurativa, ma anche in questo caso i costi elevati di franchigia tengono lontano i piccoli produttori con meno risorse economiche a disposizione. Richiedere lo stato di calamità naturale trova dei vincoli. Infatti la Comunità europea prevede che la richiesta possa essere fatta solo se almeno il 30% dell'area colpita ha subito danni ingenti e non basta che si siano avuti alle colture, ma è necessario che si siano verificati anche una serie di smottamenti al terreno e danni agli immobili. Insomma, i soldi arrivano solo se il disastro è totale.
Volendo fare filosofia, potremmo dire che la natura in alcune annate è generosa e che in altre ti riserva spiacevoli sorprese, ma che va accettato sempre il suo volere supremo. Certo non è facile accettare il corso degli eventi con serenità e fiducia, specialmente se diventano vitali gli incassi dell'annata per far fronte agli impegni presi con banche e fornitori.
In questi momenti anche la politica dovrebbe far quadrato e trovare delle soluzioni per far fronte alle emergenze. Anche il sistema bancario dovrebbe avere un occhio di riguardo e riservare un trattamento preferenziale a chi si trova in difficoltà a causa di questi eventi naturali.
In attesa e nella speranza che tutto questo si verifichi non ci resta che affidarci con fiducia al volere della natura e alla sua buona anima compensatrice, certi che avrà sempre un occhio di riguardo per le persone che lavorano e fanno tanti sacrifici.
lunedì 25 luglio 2011
Prima del match chiudi gli occhi...
lunedì 25 luglio 2011 ore 04,30
Prima del match chiudi gli occhi.
Vincerai perchè la vita è amara e le grandi gioie sono poche
Vincerai per la gioia negli occhi di tuo padre Armando
Vincerai per il sorriso dei tuoi amici
Vincerai per lo stramaledetto tennis
Vincerai per Angela che,dopo tutti quei moduli,fumerà una sigaretta sulla poltrona
Vincerai perchè la pazzia è figlia del talento
Vincerai perchè un uomo virtuoso mette la dignità al primo posto
Vincerai per l' ''Icenna'' all'imbrunire
Vincerai per l'Obelisco che si erge alto e possente
Vincerai perchè è qui che alberga il tuo cuore.
Domenico Pendulo
Iscriviti a:
Post (Atom)




